Unfinished Museum

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Laura Cionci

L’incompiuto potrebbe essere bianco perché ti offre la possibilità di costruire ancora e di cambiare anche radicalmente quello che già esiste; una sorta di nuova energia, di potenza che si può utilizzare, nasce in un modo ma si può concludere in milioni di modi differenti. Il bianco è un colore difficile: il vuoto del bianco, dell’inizio fa paura, da zero deve uscire qualcosa da affrontare.

 

Se ti dico Incompiuto qual è la prima cosa che ti viene in mente?

Per deformazione storica personale, mi vengono in mente le architetture incompiute. Qui in Italia sono tantissime: in stato di abbandono, bloccate in fase di costruzione perché si trovano in luoghi di interesse naturalistico e storico; ci sono molti progetti e ricerche a riguardo che studiano questo fenomeno in tutta Italia, sono state create delle mappature.

Unfinished di che colore/forma è?

L’incompiuto potrebbe essere bianco perché ti offre la possibilità di costruire ancora e di cambiare anche radicalmente quello che già esiste; una sorta di nuova energia, di potenza che si può utilizzare, nasce in un modo ma si può concludere in milioni di modi differenti. Il bianco è un colore difficile: il vuoto del bianco, dell’inizio, fa paura. Da zero deve uscire qualcosa da affrontare.

L’incompiuto germoglia, è una sorta di innesto, un nucleo importante, radicato, stabile, forte, dove puoi inserire una nuova idea, una nuova origine. Avere dei frutti grazie ad una radice diversa alla base.

C’è qualcosa che hai lasciato incompiuto nella tua vita?

Io sono una di quelle persone che ha sempre costantemente pensato che non vuole rimpianti. Quello che voglio fare, che mi porta da qualche parte, lo seguo, non voglio sfuggire l’occasione. Ci sono stati momenti che mi hanno fatto capire che una scelta si prende sempre, una strada piuttosto che un’altra, l’incompiuto da una parte è sicuramente servito a sviluppare un’altra esperienza inconsapevolmente. Quel progetto incompiuto, quell’esperienza, quel trascorso, quel vissuto, poi successivamente ti porta a sviluppare altro e può essere una delle o la base per arrivare ad altro. L’incompiuto è come una struttura, uno scheletro, che ti può accompagnare e fortificare la scelta diversa.

Qualcosa di incompiuto da altro che vorresti venisse finito?

La conclusione mi mette paura, è come se ci fosse una fine all’evolversi, al processo, sento che non c’è mai una fine nell’evoluzione, nell’andare. Tutto è incompiuto ed è fantastico che sia così! 

Quand’è che un’opera o un progetto è compiuto?

Questa è una delle fasi più difficili insieme al punto di partenza, perché a livello pratico quando inizi un disegno, una scultura, un progetto, fermarsi e sapere quando hai finito è importante quanto iniziare. Perché la pulizia, l’essenziale non si perda nel vezzo, l’ego si deve bloccare prima che inghiotta l’opera, che può vivere di vita propria. Per me, che lavoro più con le relazioni umane, con interazioni e comunità, sull’esperienza, c’è una conclusione scandita dal tempo in cui io sono immersa, dal contesto, il territorio. 

Più che concludere l’opera, è non sapere come si conclude il processo: io abbozzo il progetto, ma finchè non si attiva la relazione con l’altro, non so mai come si svilupperà, tutto prende forma in quel tempo organico specifico, essendo il mio uno spazio esperienziale che non appartiene solo a me, ma ad autori differenti, insieme si consuma e si conclude in forme imprevedibili e sempre diverse.

3 parole che abbineresti ad incompiuto?

Generativo, multidimensionale, didattico.

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