Unfinished Museum

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Alessia Rollo

Il mio fertilizzante a volte è il silenzio assoluto: a volte mi chiudo nello studio e ho bisogno di stare completamente sola e dentro ad uno spazio che è solo mio.

Sono contro l’idea di fare dei progetti. Quando insegno ai ragazzi dico sempre di fare dei processi. 

 

Se ti dico “incompiuto” qual è la prima cosa che ti viene in mente?

Mi vengono in mente delle cose che sto facendo ma non ho finito, per me non è associato al fallimento, ma ad una possibilità, a una scoperta, a una apertura. Mi diverte molto, mi rassicura molto l’incompiuto. Mi terrorizzano le cose che sono schematiche, finite, dettagliate. Incompiuto per me significa “possibile”, e se lo dovessi associare con qualcosa sarebbe uno spazio possibile.

 Unfinished di che colore/forma è? Un colore rosa, un colore acceso e sgargiante. Come metafora: un ponte di cui non vedo la fine.

 Quando l’incompiuto non dipende da te?

Ovviamente c’è un po’ di dispiacere quando i progetti non sono portati avanti. A volte ho dovuto abbandonare progetti che per me erano interessanti e che non hanno trovato la loro strada. Poi c’è una parte instintuale di me che sa molto prima che le cose a volte hanno bisogno di tempo o che non funzioneranno, per cui ho imparato ad affidarmi a questo istinto e non è che mi dico non importa e basta, ma osservo quello che succede. Mi dico che magari non è il momento giusto, o adesso non sono io in grado di capire. A volte succedono cose affrettate e capisco che sono io che non ho ancora gli strumenti per portarle a termine come avrei voluto. Dopo due o tre anni sono magari tornata su una cosa che avevo lasciato incompiuta e sono stata in grado di compierla. Lo stesso nelle relazioni, con mia nonna con cui non parlavo da tempo, adesso ho trovato la maniera, ci siamo ritrovate..ho dovuto aspettare il momento giusto.

 Quand’è che un’opera per te è compiuta?

Un progetto è compiuto quando mi stufo di vederlo, quando non ne posso più. 

Sono contro l’idea di fare dei progetti. Quando insegno ai ragazzi dico sempre di fare dei processi. Non comprendo questa ossessione del compiuto, dell’opera finita. Con le persone con cui lavoro mi piace smontare questa idea che bisogna fare delle opere.

Cos’è un fertilizzante per te? Cosa significa fertilizzare?

Il mio fertilizzante a volte è il silenzio assoluto: a volte mi chiudo nello studio e ho bisogno di stare completamente sola e dentro ad uno spazio che è solo mio. Altre volte ho necessità di perdermi, di stare in posti fuori dagli schemi, fuori dalla mia routine, perché lì mi accorgo che ricevo tantissimi stimoli, e io raccolgo tutto, prendo tanti appunti visivi. Sto anche leggendo la Bibbia, affascinantissima, ed è un pozzo di immagini archetipe fantastiche. L’altro giorno avevo sul tavolo un trittico con la Bibbia, Jung e l’Internazionale e mi sono detta o prendo fuoco o risolvo qualche problema del mondo…

3 parole che abbineresti ad incompiuto Possibile, imprescindibile, caos

 

data intervista: 18.06.2020

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